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Raccontare
le origini del radicchio così come oggi lo conosciamo è difficile.
Le prime notizie certe e cioè documentate dell'ormai
famoso
"fiore d'inverno" risalgono alla metà dell'800
e precisamente al 1862, quando ne "L'Agricolo, almanacco
del 1862", compare
per la prima volta fra i lavori di dicembre l'imbianchino
del radicchio.
Prima di questa pubblicazione le informazioni
sono molto confuse, infatti non si hanno la data; e soprattutto "L'Autore" certo
di quel miracolo che ha fatto diventare una insalata che
cresceva drio i fossi e
che era considerata l'alimento dei poveri, se non addirittura
foraggio
per il bestiame, in quel "FIORE" che contribuisce
a rendere Treviso famoso in tutto il mondo. Molte sono
le ipotesi alcune
anche molto fantasiose.
C'è chi parla di avo reduce
dalle guerre napoleoniche che porta dal Belgio dei semi di
radicchio
coltivati e consumati così come altre verdure finché non
intervenne un certo Van Den Borre verso il 1870 a insegnare
la tecnica dell'Imbiancamento.
Altri parlano di uccelli che lasciano sul Campanile della chiesa
di Dosson dei semi di radicchio fino ad allora sconosciuto.
Qualcuno parla di un contadino che dimenticando una carriola
piena di radicchi in un angolo della stalla, dopo alcuni giorni
tira dal mucchio un radicchio con le foglie esterne ormai secche
e marce notando all'interno un cuore fatto di foglie di un
bel colore rosso. Da queste come da altre storie ritorna spesso
il nome di Van Den Borre, un vivaista arrivato in Veneto per
allestire dei giardini in alcune ville della zona di Dosson,
che a ragione di molti sembra essere il colui che ha applicato
per primo la tecnica dell'imbiancamento, mutuandola da una
molto simile utilizzata nel suo paese per l'imbiancamento dell'insalata
belga.
E' probabile che la possibilità di ottenere da una
comune cicoria da sempre presente nelle campagne Trevigiane,
un prodotto
oramai conosciuto in tutto il mondo, sia dovuto al caso.
Molte
volte in agricoltura, però il caso non è solo fortuna ma una
attitudine a sperimentare da parte dei contadini. Questo lo
si può notare negli altri radicchi veneti che per
selezione massale o incrocio si ritengono tutti derivati
dal Rosso: Il
rosso di Verona, il variegato di Castelfranco, il rosso di
Chioggia e tutti gli altri radicchi tipici della nostra regione.

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